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Sanzioni: cosa sono e perché possono evitare la guerra.

DiSimone Fezzuoglio

Mar 5, 2022

Nel 21° secolo, le sanzioni economiche sono diventate una delle caratteristiche distintive del panorama politico. Dall’inizio degli anni ’90, Stati Uniti, Europa e altre economie sviluppate hanno applicato sanzioni contro altre nazioni più di 500 volte. La strategia delle sanzioni è particolarmente diffusa fra le potenze occidentali come strumento affermare la loro influenza sulla scena globale senza ricorrere a interventi militari. Dalla non proliferazione nucleare alla promozione dei diritti umani fondamentali, gli obiettivi politici alla base di tali sanzioni sono diversi. Eppure, sebbene le sanzioni siano spesso intese come un’alternativa pacifica all’azione militare, il loro uso non è privo di controversie.

Quando le sanzioni commerciali globali contro l’Iraq hanno dominato i titoli dei giornali negli anni ’90, l’impatto umanitario dell’embargo è diventato difficile da ignorare. La morsa economica delle severe sanzioni ha visto i bambini iracheni cadere vittime di malnutrizione e enormi sofferenze. Inoltre la mancanza di forniture mediche e la carenza di acqua pulita hanno portato a una delle peggiori crisi umanitarie della storia moderna. Per molti accademici, diplomatici e attivisti, l’embargo iracheno ha messo in luce il costo etico delle sanzioni.

Una soluzione di pace?

Le sanzioni economiche sono impiegate dalle nazioni che cercano di affermare la loro influenza sulla scena globale senza ricorrere a interventi militari. Etica a parte, tuttavia, l’enorme utilizzo di questo strumento, molto spesso con scarsi risultati, fa riflettere sulla loro efficacia nella diplomazia internazionale. In termini di cambiamento di comportamento, le sanzioni hanno un track record negativo, registrando al massimo un modesto tasso di successo del 20-30%.

Una storia complessa

Il primo vero caso di sanzioni come le conosciamo oggi si verificò circa 2.400 anni fa, quando l’antica Atene dichiarò un embargo commerciale sulla vicina Megara, strangolando sostanzialmente l’economia della città. Successivamente, le sanzioni furono usate con parsimonia fino al XX secolo.

Nel 1966, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha compiuto un passo storico imponendo la prima serie di sanzioni globali. Le misure, che sono state applicate per ostacolare il regime suprematista bianco di Ian Smith in Rhodesia.

Dopo la fine della Guerra Fredda, le sanzioni imposte dall’ONU hanno assunto in gran parte la forma di embarghi commerciali. Poiché il legame tra tali sanzioni e l’immensa sofferenza dei civili è diventato sempre più inevitabile il nuovo millennio ha visto emergere misure mirate come alternativa alle sanzioni onnicomprensive del passato. Queste sanzioni “intelligenti”, come quelle che sono ora in uso contro la Russia, sono specificamente rivolte a individui di alto profilo o gruppi potenti all’interno di un paese preso di mira, nel tentativo di ridurre i danni collaterali e le sofferenze inflitte ai gruppi civili vulnerabili.

Impatto limitato

Nonostante il loro diffuso utilizzo sulla scena internazionale, le sanzioni economiche sono ampiamente inefficaci nel raggiungimento dei loro obiettivi. Come abbiamo detto prima, tra il 1915 e il 2006, le sanzioni hanno avuto successo solo il 30% delle volte. Inoltre, i dati hanno dimostrato che più le sanzioni sono in vigore, meno è probabile che siano efficaci. Lo stato bersaglio infatti tende ad adattarsi alle nuove circostanze economiche invece di cambiare il proprio comportamento.

Ma questo non vuol dire che le sanzioni siano del tutto inutili: si sono rivelate efficaci nel risolvere pacificamente un buon numero di conflitti. Ad esempio, le sanzioni economiche hanno svolto un ruolo cruciale nel portare l’Iran al tavolo dei negoziati sulle sue ambizioni nucleari. Dopo 30 anni di di sanzioni, le Nazioni Unite avevano convinto la leadership iraniana a rispettare i limiti del suo programma di arricchimento dell’uranio.

Nonostante questi successi, in numerose occasioni le sanzioni non sono riuscite a raggiungere i loro obiettivi. Dalla Somalia e dal Ruanda all’inizio degli anni ’90 fino alle odierne restrizioni su Cuba e Russia. Le sanzioni economiche alla fine si rivelano inefficaci quando c’è una partecipazione internazionale limitata. Ecco l’importanza che sia il numero più alto possibile di paesi ad aderire alle sanzioni.

Nel nostro mondo globalizzato, le nazioni non possono più essere autosufficienti e sono in grado di trarre profitto da una ricchezza di diverse vie commerciali. Se la partecipazione alle sanzioni non è estesa la nazione presa di mira può semplicemente spostare la sua attenzione economica su nuovi mercati e partner commerciali.

Aggirando con successo le sanzioni e mantenendo un sano livello di scambi. Il problema della non partecipazione ha ampiamente minato le attuali sanzioni occidentali imposte alla Russia. La nazione rimane libera infatti di commerciare con alcune delle maggiori economie asiatiche. Sebbene gli Stati Uniti e l’Unione Europea sostengano le sanzioni, ci sono molte altre grandi economie, come Cina, che non lo fanno.

Diritti umani

Al di là di questa questione di efficacia, un significativo dibattito etico riguarda anche il ricorso alle sanzioni economiche. Come la storia ha dimostrato, tali misure possono avere conseguenze catastrofiche non intenzionali, creando spesso sofferenze diffuse tra la popolazione. Anche quando le sanzioni sono impiegate nel tentativo di scoraggiare l’abuso dei diritti umani, il loro grave impatto umanitario può di fatto causare ulteriori danni alle popolazioni vulnerabili che originariamente si erano prefissate di proteggere.

L’esempio più citato di sofferenza correlata alle sanzioni è il summenzionato embargo globale imposto all’Iraq dal 1990 al 2003. Dopo l’invasione irachena del Kuwait, l’ONU ha messo in atto un embargo finanziario e commerciale quasi totale sulla nazione.

Prima dell’embargo, l’Iraq faceva affidamento sulle importazioni per due terzi del proprio approvvigionamento alimentare. Con l’interruzione improvvisa di questa fonte, il prezzo degli alimenti è aumentato di uno sbalorditivo 1000% tra il 1990 e il 1995. Questo ha generato a una diffusa malnutrizione, in particolare tra i bambini. La mortalità infantile è aumentata del 150%, secondo un rapporto di Save the Children. Sempre lo stesso studio afferma che tra 670.000 e 880.000 bambini sono morti a causa delle condizioni di povertà causate dalle sanzioni. Durante la Guerra del Golfo, quasi tutte le infrastrutture essenziali dell’Iraq furono bombardate dalle forze di coalizione. Lasciando il paese senza impianti di trattamento delle acque o impianti di trattamento delle acque reflue, provocando estesi focolai di colera e tifo.

La questione russa

A metà del 2014, l’inizio di una guerra non dichiarata nell’Ucraina orientale ha visto le sanzioni economiche salire in cima all’agenda politica internazionale. L’annessione della Crimea da parte del Cremlino e l’abbattimento del volo Malaysia Airlines 17 hanno innescato un’ondata di sanzioni dell’UE e degli Stati Uniti specificamente mirate a inserire nella lista nera persone russe influenti. Queste misure mirate, tuttora in vigore, mirano a settori chiave dell’economia russa, comprese le industrie del petrolio e del gas, il settore delle armi e le finanze statali. Molti di questi settori chiave sono gestiti da una rete di potenti individui, ognuno dei quali ha collegamenti con le alte sfere del governo russo.

Significativamente, gli sforzi occidentali per interrompere la performance economica della Russia hanno semplicemente avvicinato la nazione ai suoi vicini orientali: nel tentativo di aggirare le misure, la Russia ha spostato la sua attenzione commerciale verso i mercati asiatici in rapida crescita, adottando misure per migliorare la sua situazione economica e legami finanziari con il resto della regione, in particolare con la vicina Cina. La non partecipazione asiatica alle sanzioni ha dato alla Russia un’ancora di salvezza, con la nazione che prevede di aumentare il proprio commercio con la Cina fino a raggiungere l’impressionante cifra di 200 miliardi di dollari entro il 2020. Si può solo sperare che le nuove ben più pesanti misure imposte da quasi tutto il mondo alla Russia possano arrestare il conflitto.

Divario europeo

Nonostante le sanzioni contro la Russia siano in vigore da tre anni, la crisi ucraina è tutt’altro che risolta. Con la Russia apparentemente riluttante a cambiare la sua posizione politica, alcune nazioni si stanno iniziando a chiedersi se le misure valgano la pena.

Per diversi paesi dell’Europa occidentale, le sanzioni sono state un’arma a doppio taglio, rivelandosi particolarmente controproducenti nel bel mezzo della crisi dell’eurozona in corso. La Russia è il terzo partner commerciale dell’Unione Europea e l’UE, reciprocamente, è il principale partner commerciale della Russia, rappresentando quasi il 41% del commercio della nazione prima delle sanzioni. Nel 2012, prima dell’inizio della crisi ucraina, l’UE ha esportato in Russia la cifra record di 267,5 miliardi di euro (285 miliardi di dollari), dopo anni di stretta collaborazione economica con il paese.

Ma data la gravità della situazione con l’invasione russa che ogni giorno provoca più vittime, l’Unione è uscita dal torpore che l’avvolgeva reagendo con straordinaria unità ed efficacia. Sulle sanzioni contro la Russia si è assistito a una “unità totale è spettacolare dei paesi europei, che ha colto di sorpresa la Russia”. Lo ha affermato il ministro dell’Economia della Francia, Bruno Le Maire durante un incontro stampa. Inoltre per la prima volta L’UE finanzierà l’acquisto di armi da inviare in sostegno all’Ucraina.

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