• Sab. Ago 13th, 2022
grafici, statistiche e dashboard

A partire dal dopoguerra, molti paesi hanno introdotto l’indicatore PIL (prodotto interno lordo) come unico indice di benessere di una nazione. Questo è un metodo profondamente sbagliato. Per questo si dice inganno del PIL.

Il PIL non è utile a verificare se i cittadini vivono bene, se non ci sono disuguaglianze e quale sia l’impatto ambientale dello sviluppo economico. Al contrario, esso fornisce dati molto generici sulla produzione nazionale di beni e servizi.

Esso indica esclusivamente la produzione totale di beni, ma non analizza le conseguenze di questa produzione sul benessere e sull’economia. Per esempio, le miniere di carbone fanno alzare il PIL con il loro prodotto, ma al tempo stesso hanno un notevole impatto ambientale e sulla salute. Questo a sua volta genera un incremento delle spese sanitarie e aumenta anche la probabilità di eventi climatici catastrofici. Così, mentre il PIL cresce e i politici sono contenti, certe fasce della popolazione cadono sempre più in povertà e diminuisce l’aspettativa di vita media.

La crisi del 2008

Anche subito prima della crisi del 2008 negli USA, il PIL stava andando a gonfie vele. La causa erano i profitti fasulli generati dalle banche su prestiti ad alto rischio. Poi ad un certo punto la bolla è esplosa. Tutti si sono resi conto che il PIL da solo, senza altri indicatori, può trarre in inganno.

La crescita del PIL favoriva, anche dopo il 2008, l’1% della popolazione, lasciando nella precarietà tutti gli altri. Esso celebrava i successi delle banche, ma era completamente dissociato dalla realtà dei fatti, e cioè un’enorme disuguaglianza sociale.

La fretta di uno stato di far aumentare il PIL ad ogni costo, può portare a scelte miopi. Esse generano ricchezza a breve termine, ma fanno un disastro dopo qualche anno, come nel 2008.

L’indicatore ideale

L’ideale sarebbe avere un insieme di indicatori, non uno solo, raccolti in una dashboard. Essi dovrebbero misurare vari aspetti dell’economia e del benessere dei cittadini. Per esempio l’indebitamento, le risorse naturali, l’inquinamento, l’aspettativa di vita, la disoccupazione, il reddito medio delle famiglie…

In questo modo si avrebbe a disposizione un quadro molto più ampio della situazione, riducendo il rischio di arrivare a conclusioni errate o frettolose sullo stato dell’economia nazionale. Un altro vantaggio è il poter distribuire le risorse in modo più equo, rinforzando i settori che hanno un indicatore scadente. Così, a fronte di un surplus di produzione, le risorse sarebbero a disposizione di fasce più ampie di popolazione, con al tempo stesso un occhio di riguardo per la salute dei cittadini.

I decisori politici devono usare questi indicatori come un dottore che consulta i propri strumenti diagnostici. Solo così si potranno evitare altre crisi e fare veramente il bene del popolo, non credendo all’inganno del PIL.

B. Perri

Per approfondire: Le Scienze, numero 626, “Misurare ciò che conta”, di Joseph. E. Stiglitz

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