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La nuova filosofia neoliberale moderna del capitale: l’uomo nel mondo

DiPaolo Castellani

Apr 17, 2022
La nuova filosofia neoliberale moderna del capitale: l'uomo nel mondo

La nuova filosofia neoliberale moderna del capitale: l’uomo nel mondo. Già due volte, in precedenza, ho scritto dell’ordine delle cose moderne e dell’economia così come la intendo o così come mi auspico possa essere fatta tale nell’era contemporanea. Ora, poste le dovute premesse, ritengo necessario esporre, in punti programmatici, quella che mi accingo a definire la nuova filosofia neoliberale moderna del capitale.

Istinto o ragione

Tutto muove dall’analisi dell’istintualità umana e perciò, di conseguenza, dell’essere umano stesso. Per filosofare attorno all’uomo, però, è imprescindibile stabilire con certezza che cosa si intende per “uomo”: fissandone i giustapposti limiti e connotati psico-fisici. Se, dal punto di vista strettamente materiale, nell’ambito del corpo propriamente detto, possiamo benevolmente avvalerci della scienza, fondata sull’esperienza empirica, talora sensoriale, senza or ora impelagarci in qualche angusta discussione pseudo-medica sulla natura dell’essere umano, discorso antitetico è da farsi per la sfera psichica. Dei sensi che possediamo, o degli strumenti che la società della tecnica moderna ci ha messo a disposizione, nessuno permette di conoscere e comprendere con assoluta certezza e meticolosa puntualità la sfera della psiche.

La conoscenza

Conosciamo soltanto per via indiretta, talvolta tramite il confronto verbale, discutendo di sentimenti e emozioni, oppure tramite la scrittura. E ciò che conosciamo è filtrato dal nostro intelletto che inevitabilmente non può non alterarlo, più o meno, dovendo sussistere una qualsivoglia forma di personale rielaborazione e/o interpretazione.
Conosciamo il riflesso, pertanto, invero, del carattere altrui. O meglio, il riflesso del riflesso, dacché è già mediato, il carattere nella sua essenza, quando esposto in principio, da colui che lo possiede, secondo i propri mezzi comunicativi, verbali e non. Sicché appare necessario, in ultima istanza, conoscere filosofeggiando ciò che i sensi non possono comprendere tastando, osservando, gustando, udendo e odorando.

L’uomo tende all’autoconservazione

Sostengo io, filosofeggiando, che l’uomo tende indubitabilmente all’autoconservazione. Mi accingo a darne riprova dimostrando per assurdo. Non è forse vero che un bimbo, ignaro e imperturbato nell’animo dalle asperità della vita, di fronte al dolore cercherebbe via di fuga? Non è forse vero che l’uomo, quando prova dolore, si contorce a mo’ di sopportazione, sbuffando veementemente, e pregando affinché passi? Mi sbaglio od ognuno di noi preferirebbe di gran lunga il vivere in pace che il vivere di sofferenze? Mi sembra evidente che ogni giorno, nel mondo, vi è conferma di quanto affermato sopra: l’uomo tende all’autoconservazione. Fisica. Ma soprattutto psichica. E’ vero, senza alcun ombra di dubbio, che preferiamo il giovamento all’infelice sopportazione.

E’ evidente allora che le correnti filosofiche moderne altro non possano fare se non confrontarsi con quest’ultima realtà. Non possono chiedere, in virtù di un superiore principio o precetto morale, all’io dell’uomo moderno di sacrificare parte del proprio essere per agire nel bene assoluto del prossimo, dimenticandosi della propria specifica tendenza autoconservatrice. E’ decaduto il principio del “porgi l’altra guancia”, perchè sostanzialmente incoerente con quelle che sono le particolarità della psiche umana. Non può esistere ideale e pacifica convivialità quandanche temporanea, fra gli esseri del Creato, fintanto che questi agiscano per autoconservarsi.

La religione della condivisione cristiana è morta

Ideale e fin troppo astratta, utopica, nel suo buonismo catto-comunista, la filosofia religiosa cristiana è morta. Laddove sussiste l’istinto, che per la cronaca l’ontologia cristiana ci fa notare sia frutto del dono di Dio, non può esistere, senza cadere in contraddizione, che lo stesso nostro Creatore ci chieda di alienarlo, sovente, per sacrificarsi nel nome del bene altrui. E’ impossibile anche solo concepire una società totalmente giusta nella quale tutti agiscono nel bene, facendo il bene e desiderando il bene perchè sarebbe semplicemente contrario all’ordine delle cose.

Ed è qui che “muore” la filosofia di Gesù di Nazareth; come potrebbe il nostro Dio chiederci di agire in una tal maniera pur consapevole che quanto richiesto non possa realizzarsi? Mi spiego meglio. Perchè “programmarci” in un certo modo, donandoci certi connotati, per poi chiederci di compiere qualcosa che sia altro dalla nostra caratteristica essenza. E’ contraddizione evidente. Il messaggio catto-comunista contrasta non solo con l’ordine della società moderna, e sarebbe il problema minore, ma con la psicologia stessa dell’uomo. Non c’è tempo per pensare illudendoci di poter moltiplicare pani e pesce nella società dello sfruttamento capitalistico, laddove l’unico movente è il denaro; ne illuderci che improvvisamente, l’uomo che ha scritto l’intera sua storia sperando nell’autoconservazione si dimentichi della propria essenza. Occorre dunque sostituire alla filosofia religiosa cristiana la filosofia neoliberale moderna del capitale.

PT.1

“La nuova filosofia neoliberale moderna del capitale: l’uomo nel mondo”

Paolo Castellani

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