• Lun. Dic 5th, 2022

La Germania cresce meno dell’Italia: è paradosso mediatico

DiPaolo Castellani

Lug 30, 2021
La Germania cresce meno dell'Italia: è paradosso mediatico

Dopo essere più volte incorso nella stessa notizia che si rincorreva in maniera quasi patriottica tra i vari quotidiani nazionali ho deciso di approfondire la questione. La Germania cresce davvero meno dell’Italia oppure è soltanto un paradosso mediatico, generato dall’eccesiva euforia giornalistica (e statistica) del momento?

I dati: in Germania pesa la carenza di materie prime

L’economia tedesca è tornata a crescere nel secondo trimestre, ma si è ripresa meno del previsto a causa delle carenze sistemiche che hanno afflitto la catena di approvvigionamento industriale.

La più grande economia europea è cresciuta dell’1,5% trimestre su trimestre, rispetto a una contrazione rivista del 2,1% nel primo trimestre e del 9,2% su base annua, ha affermato l’Ufficio federale di statistica tedesco. Un sondaggio Reuters aveva previsto aumenti rispettivamente del 2,0% e del 9,6%. Rispetto al quarto trimestre del 2019, l’ultimo periodo pre-pandemia, il prodotto interno lordo (PIL) è ancora in calo del 3,4%.

“La crescita c’è, ma avrebbe potuto essere più forte se non fosse stato per la carenza di materiali”, ha affermato il capo economista del VP Bank Group Thomas Gitzel. “Dobbiamo risolvere la situazione” ha aggiunto in una nota.

L’economia italiana batte le aspettative

Dopo il crollo del Pil registrata nel 2020 pari a -8,9%, il Fondo monetario internazionale prevede che l’Italia cresca quest’anno del 4,9%, ben 0,7 punti percentuali in più rispetto al +4,2% previsto in aprile. Nel 2022 l’economia italiana è prevista crescere del 4,2%; anche in questo caso si supera di 0,6 punti percentuali la precedente previsione di aprile.

Dunque confrontando i dati, risulta a questo punto evidente che le aspettative di crescita dell’economia italiana battono quelle dell’economia tedesca. E si tratta di dati, non di speculazioni mediatiche. Tuttavia, l’avveduto e sagace investitore non si ferma all’evidenza matematica dei numeri, approfondisce minuziosamente la questione, estrapolando i perchè e i per come, districando la matassa economica fino a scoprire l’effettività fattuale.

Est modus in rebus

Concedetemi il latinismo, ma calza a pennello con l’attuale situazione. “esiste una misura nelle cose” celebre frase del poeta latino Quinto Orazio Flacco spesso pronunciata per esprimere la necessità di una saggia moderazione e per richiamare al senso della misura. L’Italia non sta “asfaltando la Germania” come si gridava su certi giornali. Si, finalmente abbiamo preso l’autostrada, ma il divario da recuperare con i teutonici si aggira nell’ordine dei mille chilometri.

Le ragioni dei dati esposti in precedenza stanno infatti nel punto di partenza della ripresa: la perdita di Pil italiano nel 2020 è stata drammatica,-8,9%, per i devastanti danni causati all’economia dalla pandemia e dai lockdown, in particolare nell’industria legata al turismo, una delle componenti più importanti della nostra economia. La Germania ha registrato nel 2020 una frenata del Pil del 4,9%, nettamente inferiore. Anche Francia e Spagna hanno subìto nel primo anno di Covid dei crolli drammatici: -8,1% il Pil di Parigi, -10,8% quello di Madrid. Per poi riprendersi rispettivamente del +5,8% e del 6,2%.

Divario sistemico

Va poi sottolineato che l’economia italiana, nel mondo pre-pandemia, aveva livelli di crescita nettamente inferiori alla media europea. Come è scritto nelle premesse del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) italano, le condizioni di partenza pre-Covid erano molto diverse tra Italia e altre grandi economie dell’Eurozona. «La crisi si è abbattuta su un Paese già fragile dal punto di vista economico, sociale ed ambientale. Tra il 1999 e il 2019, il Pil in Italia è cresciuto in totale del 7,9%. Nello stesso periodo in Germania, Francia e Spagna, l’aumento è stato rispettivamente del 30,2, del 32,4 e del 43,6 per cento. Tra il 2005 e il 2019, il numero di persone sotto la soglia di povertà assoluta è salito dal 3,3 per cento al 7,7 per cento della popolazione – prima di aumentare ulteriormente nel 2020 fino al 9,4 per cento».

Di cosa stiamo parlando allora? Di relativismo percentuale che più di un sorriso accennato altro non strappa. Servivano miracoli, anche solo per pensare di raggiungere certe cifre nel post-pandemia, sia chiaro. Non sto dicendo che non è stato fatto abbastanza. Anzi. Abbiamo trovato un Draghi nella manica e siamo tornati in carreggiata. Ma nelle montagne russe dell’economia globale, paghiamo un divario sistemico eclatante, dettato da anni di ristagno industriale e arretratezza infrastrutturale. Forse serve un miracolo, anche di più di un miracolo, per poter andare oltre il paradosso mediatico generato dallo spiccato patriottismo statistico e analitico. L’Italia cresce, si. Ma si sogna di battere la Germania.

Paolo Castellani

“La Germania cresce meno dell’Italia: è paradosso mediatico”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

pg slot pg slot