• Sab. Ott 1st, 2022

La carenza di gas naturale sta minacciando gli obiettivi green dei governi

La carenza di gas naturale sta minacciando gli obiettivi green dei governi

La carenza di gas naturale sta minacciando gli obiettivi green dei governi: la transizione energetica deve essere gestita meglio o l’ambientalismo diventerà impopolare.

di Paolo Castellani

L’ennesima riserva energetica mondiale, cruciale, è passata dall’eccesso alla carenza in un battito di ciglia. Lo scorso settembre in Europa servivano € 119 ($ 139) per comprare abbastanza gas da riscaldare una casa media (110mq) per un anno e le strutture di stoccaggio del gas del continente erano, davvero piene, traboccanti. Oggi costa 738 euro e le scorte scarseggiano. Anche l’America, che ha abbondanza di gas nelle rocce di scisto , ha visto i prezzi più che raddoppiare (soprattutto se si verificherà un inverno particolarmente rigido), anche se da un livello molto più basso.

Perchè c’è carenza di gas naturale?

La carenza ha molte cause. Una fredda primavera europea e una calda estate asiatica hanno stimolato la domanda di energia. Il rimbalzo della produzione industriale ha sollevato la richiesta globale per il gas naturale liquefatto (GNL). La Russia ha convogliato meno gas nelle scorte europee. In qualche stanza buia e oscura di Wall Street si sospetta che stia cercando di spaventare il mercato e assicurarsi che il suo nuovo gasdotto Nord Stream 2 sia visto come un’infrastruttura molto più che necessaria. Dopo che quest’ultimo ha subito numerose interruzioni, tra cui un incendio in un impianto di lavorazione in Siberia.

Il gas ha colmato le lacune nella produzione di energia da carbone e petrolio in primis. L’energia eolica non ha mantenuto i normali standard di produzione energetica in Europa quest’estate, mentre la siccità ha interferito con la produzione di energia idroelettrica. L’aumento del prezzo dei permessi necessari per emettere diossido di carbonio nell’UE ha reso il carbone costoso. In conclusione, dunque, ci sono poche alternative alla combustione del gas per l’elettricità e per il riscaldamento delle case.

Nessuno investe più nei combustibili fossili

Mentre diverse carenze in alcuni prodotti dell’economia mondiale, fra cui le navi portacontainer e i microchip, hanno scatenato un boom della spesa in conto capitale, gli investimenti nei combustibili fossili sono in declino da lungo tempo. Ormai considerati il passato, sia da governi che investitori. Abbandonati a sè stessi, in una tristezza economica disarmante, perchè infondo costituiscono ancora la nostra principale fonte energetica. Che ci piaccia o meno.

I prezzi alti delle materie prime serviranno principalmente a razionare l’offerta limitata. Ma ci vogliono grandi movimenti di prezzo per frenare la domanda. Se i prossimi mesi saranno freddi, l’energia europea potrebbe dover diventare estremamente costosa per convincere le imprese e le famiglie a usarne di meno.

Cosa è andato storto?

Risolvere questo problema richiede comprendere adeguatamente cosa è andato storto. I governi non hanno tenuto abbastanza conto dell’intermittenza nella produttività delle energie rinnovabili. Il mondo ha troppo poca energia nucleare, una fonte di energia a basse emissioni di carbonio sempre attiva. Interventi e sussidi per il gas non faranno che peggiorare le cose. Se l’energia è costosa il tessuto socio-economico ne risente profondamente, irriversabilmente.

Ma accollarsi i costi del rincaro, come sta facendo l’Italia, o limitare i prezzi, come fa la Gran Bretagna, aggraverà le carenze e farà sembrare inutile l’impegno dei politici per il verde. I governi dovrebbero utilizzare il sistema di welfare per sostenere i redditi delle famiglie, se necessario, aiutando al contempo i mercati dell’energia a funzionare in modo efficiente. La sovvenzione deve mirare a risolvere il problema alla radice non a riempire la bocca di potenziali elettori. Mangiatori seriali di sovvenzioni e redditi di cittadinanza.

Un occhio (vigile) al futuro

La sfida a lungo termine è quella di appianare la volatilità mentre si procede con il passaggio alle energie rinnovabili.

In Italia molti piccoli fornitori di energia che offrono contratti di un anno a prezzo fisso ai consumatori, ma acquistano energia a tassi variabili, presto falliranno. Convincere le imprese che vendono a tassi fissi a proteggersi dagli aumenti dei prezzi all’ingrosso dovrebbe incoraggiare un maggiore stoccaggio fisico del gas. Un’altra idea è quella di investire maggiormente nelle reti di connessione (cito un collegamento petrolifero fra Gran Bretagna e Francia recentemente fallito) e nelle infrastrutture di GNL, in modo che gli scambi possano pareggiare le disparità nella fornitura globale di energia.

Le fonti di energia più inquinanti dovrebbero essere costose. Ma senza alternative affidabili, gli aumenti dei prezzi aumentano l’inflazione, abbassano gli standard di vita e rendono impopolare l’ambientalismo. Se i governi non gestiranno la transizione energetica con maggiore attenzione, la crisi di oggi sarà soltanto la prima di molte.

Paolo Castellani

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