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Israele: la nuova Silicon Valley

DiAlessandro Pacifici

Set 4, 2021
Israele: la nuova Silicon Valley

Israele: la nuova Silicon Valley. Israele negli ultimi anni si è guadagnato un posto tra le più grandi e avanzate potenze tecnologiche mondiali. Basta guardare un attimo alcuni dati del paese: ha la più alta concentrazione di aziende high-tech al mondo dopo la Silicon Valley, il maggior numero di start-up pro capite al mondo ( circa una start-up ogni 1.400 abitanti) e si colloca anche tra i primi posti per brevetti pro capite.

Dopo aver letto questi dati sconvolgenti sicuramente ti starai chiedendo ma come ha fatto uno staterello con solo 9 milioni di abitanti a diventare un gigante della tecnologia e una delle mete preferite delle multinazionali tecnologiche?

Un breve capitolo sulla storia di Israele

Per arrivare a comprendere come ha fatto questo piccolo Paese a raggiungere questa reputazione dobbiamo fare un piccolo salto nel passato, dobbiamo addirittura andare prima della fondazione di questo stato. Circa tre decenni prima della nascita di Israele è stata fondata la prima università della nazione: il Technion, Israel Institute of Technology. Questa scuola di fama mondiale sforna tutti gli anni visionari dalle menti brillanti con la voglia di rivoluzionare il mondo grazie alle loro idee.

Oltre a questa rinomata scuola dobbiamo dare parte del merito anche al primo capo del governo israeliano David Ben-Gurion. Questo signore ha spinto molto sui settori tecnologici e scientifici cercando di renderli i motori trainanti del Paese. Ben-Gurion era mosso dal fascino che provava verso le nuove tecnologie degli anni ’50, tra le quali troviamo le prime A.I. e il machine learning. Il suo spirito da visionario ha donato al paese una marcia in più che ora sfrutta per essere una delle più grandi potenze tecnologiche al mondo.

Il ruolo che svolge l’esercito nella rivoluzione tecnologica

A causa della situazione delicata in cui si trova, questa nazione deve spendere una gran parte del suo PIL (il 5,3%) per la Difesa (IDF). Questo è positivo per molti settori in particolare per quello tecnologico che riceve fondi spropositati per sviluppare nuove tecnologie militari, che poi vengono riadattate alle esigenze dei civili. Questo sistema funziona come un incubatore di start-up.

Un fatto molto comune è che gli ex funzionari dell’esercito una volta tornati alla vita civile fondano nuove imprese. Chi se non melio di una persona che ha vissuto l’esperienza della milizia sa i bisogni di un soldato. In questo modo vengono sviluppate nuove tecnologie per soddisfare delle necessità.

Un fatto che vorremo riportare è l’investimento di 100 $ milioni che la Difesa pagò a Motorola nel 2014 per lo sviluppo e la produzione di una micro-telecamera e infrarossi a 360 gradi. Dispositivo che da qualche anno a questa parte possiamo trovare nel mercato delle telecamere.

I fattori che hanno permesso questo sviluppo

La domanda mondiale che piano piano è iniziata a crescere per le tecnologie israeliane ha favorito anche la crescita industriale del paese. Questo è uno dei motivi di tutte queste imprese presenti in un territorio così limitato.

Per favorire questa crescita lo stato fornisce dei prestiti a basso tasso alle start-up. Dai dati online possiamo notare che Israele da 20 anni a questa parte è la nazione che spende di più del suo PIL in percentuale per la ricerca e sviluppo.

La Silicon Wadi

Israele è la nuova Silicon Valley. La “Silicon Wadi” è la regione dove hanno sede la maggior parte delle aziende high-tech in Israele. Questa zona è seconda solo alla Silicon Valley per numero di start-up.

Bisogna tenere presente un fatto. Sì, gli israeliani hanno una grande cultura imprenditoriale e fondano molte imprese ma anche altrettante multinazionali di fama mondiale hanno le loro sedi di ricerca e sviluppo in questo stato. Tutto ciò fornisce un grande vantaggio per le start-up locali. Tra le grandi multinazionali che hanno una sede in Israele troviamo: Microsoft, HP, Xerox e molte altre.

Il problema dell’integrazione

Tutto questo sarebbe troppo bello se non ci fossero dei problemi. Infatti c’è una fetta della popolazione che non ha ottenuto nessun beneficio da questo successo tecnologico: gli arabi. La parte della popolazione ebrea spesso tende ad escludere gli arabi dai ruoli interni alle aziende. Di sicuro l’esenzione dal servizio militare li mette in una posizione di svantaggio anche per il discorso fatto prima. Le aziende si stanno però impegnando nel favorire questa integrazione.

Fonte: Wikipedia

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