• Sab. Ago 13th, 2022

E se utilizzassimo i cactus per produrre energia rinnovabile?

DiPaolo Castellani

Dic 19, 2021

E se vi dicessi che è possibile utilizzare i cactus per produrre energia rinnovabile a costo quasi zero? Probabilmente mi dareste del pazzo, ma voglio comunque tentare. Grazie alle biomasse prodotte dal comune Fico d’India ( “Opuntia Ficus Indica” è il nome scientifico) si è in grado di produrre combustibile verde reimpiegabile per soddisfare qualsiasi necessità, dall’industria pesante al riscaldamento delle nostre abitazioni.

Opuntia magnifica

La versatilità ed i mille impieghi dell’Opuntia erano per certi versi già noti e conosciuti, ma alla possibilità di utilizzare i suoi tessuti come sorgente di energia rinnovabile, finora, non aveva ancora pensato nessuno. Dalla rivista Nature rimbalza infatti uno studio, avviato negli anni ’80 presso l’Università Politecnica di Madrid e ripreso in questi giorni, da cui emergerebbe che questa cactacea, se coltivata in maniera estensiva, potrebbe fornire una considerevole produzione di energia sotto forma di bioetanolo, biodiesel e biometano.

Esemplare di Opuntia Ficus Indica var. Spinosa in situ (Isola d’Elba)

Largamente diffusa in America centrale e nei paesi del Mediterraneo, l’Opuntia è una pianta rustica e facilmente adattabile alle più disparate condizioni ambientali. Le specie censite ufficialmente sono circa 300 (107 solo in Messico); ma le difficoltà di identificazione causate da ibridazioni e poliploidismo rendono questo numero piuttosto incerto. La specie più diffusa al mondo è l’arcinota Opuntia ficus indica, che riesce a resistere a prolungati periodi di siccità e, con la poca acqua a disposizione, produce grandi quantità di biomassa (frutti, pale, tessuti, tutte le parti della pianta che cadono spontaneamente ed iniziano a biodegradarsi). Se ha il giusto apporto di acqua e nutrienti, l’Opuntia può arrivare a produrre più di 150 tonnellate di biomassa fresca per ettaro di coltivazione: un patrimonio enorme.

Come sfruttare l’Opuntia per la produzione di biodiesel?

Si stima che ogni ettaro di terra coltivato con Opuntia ficus indica (senza irrigazione, solo con le piogge naturali) può produrre annualmente una quantità di biomassa sufficiente ad ottenere circa 3000 litri di etanolo, 18 litri di biodiesel e 2200 Nm3 di biometano. Uno dei paesi con la maggiore diffusione di coltivazioni di Opuntia ficus indica è l’Italia. La Sicilia produce infatti grandi quantità di fichi d’india, esportati per il consumo alimentare diretto o sotto forma di conserve. Ipotizzando dunque di rimanere in Sicilia e di impiantare Opuntia ficus indica su tutti terreni agricoli incolti o abbandonati (500mila ettari), si riuscirebbero a produrre enormi quantità di energia: 1.500.000 mc di etanolo, 9000 mc di biodiesel e 1.100 milioni di mc di biometano.

Diamo, tuttavia una misura di queste ultime cifre. E’ tanto o poco per dirla in termini semplici? Il conto è presto fatto: secondo i dati del Ministero dello Sviluppo Economico il consumo di gas naturale a scopo residenziale della stessa regione Sicilia (dati 2010) è di 723 milioni di mc. Sfruttare adeguatamente l’energia prodotta da Opuntia ficus indica permetterebbe dunque di azzerare il consumo di metano e gas naturale per uso domestico. Addirittura si arriverebbe ad avere un surplus energetico, riconvertibile ed impiegabile anche per altre finalità, a favore dello sviluppo sostenibile della regione.

Il primo stabilimento al mondo di biogas prodotto da Cactus

Ad oggi gli unici impianti di biogas alimentati ad Opuntia esistenti al mondo si trovano in Cile, mentre altri sono allo studio in Brasile ed Usa; in Italia lo sfruttamento di questo tipo di biomassa risulta ancora completamente trascurato. Quandanche si prova ad affrontare un problema spinoso come quello dei combustibili fossili portando soluzioni particolari, stravaganti, si scade facilmente nel ridicolo dell’impossibilità concreta di realizzazione. Eppure, parlando di Cacti, in altre regioni del mondo, dove non si è così ricchi da poter scegliere la forma di energia rinnovabile preferita, come sta facendo l’Occidente civilizzato, ci si è mossi da tempo ed ora se ne vedono i frutti.

Santiago del Chile si scalda coi Cactus

Partendo da questo studio del 2007 che analizzava i pro e i contro dello sfruttamento dell’Opuntia si è arrivati nel 2010 a costruire il primo importante impianto di produzione di biogas da Cactus a Santiago del Chile. Dopo un decennio di perfezionamento e sviluppo tecno-industriale si è arrivati a soddisfare il 92% della richiesta energetica della città. Una città da 5,64 milioni di abitanti… Paradossale. Da non credere. Ma è scienza.

In Italia ci si è concentrati sui biogas di origine animale, quelli derivati dagli escrementi per intenderci, ma è stato dimostrato che degradano fra le 7 e le 10 volte più lentamente dei Cactus. E in più producono solfuro di idrogeno, l’acido solfidrico per i meno avvezzi alla chimica, che è potenzialmente mortale quando inalato dall’uomo ed è uno dei killer più subdoli fra gli agricoltori inesperti. Diverse volte è accaduto che durante la manutenzione di un silo per lo stoccaggio del letame si incappasse nel gas tossico con conseguenze evidentemente mortali.

Conclusioni

Perchè non scegliere l’Opuntia allora? Soprattutto nel Sud della nostra penisola potrebbe essere coltivata con relativa facilità. Senza costi per l’innaffiamento. Senza bisogno di concimi, di pesticidi, di terreni particolari. C’è una sola cosa che permette all’Opuntia di svilupparsi e che è indispensabile: il Sole. E si sa che l’Italia da Giugno a Settembre è rovente tipo chimera ed è un habitat naturale perfetto per i Cacti. Serve solo perseveranza. In fondo è comunque economia, e il profitto attira gli imprenditori, soprattutto nell’ambito della green economy.

Paolo Castellani

“E se utilizzassimo i cactus per produrre energia rinnovabile?”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *