• Lun. Dic 5th, 2022

In uno degli ultimi studi di Greenpeace vengono menzionati in particolare i danni dei combustibili fossili a livello globale. Essi sono i principali responsabili delle emissioni di gas serra nell’atmosfera. Tra questi, l’anidride carbonica, con una concentrazione di 416 parti per milione, è già al livello più alto degli ultimi milioni di anni.

Molte delle grandi estinzioni di massa, avvenute milioni di anni fa, sono state provocate da un innalzamento dei livelli di CO2, per cause naturali. Il movimento e lo spaccamento delle placche tettoniche lungo le grandi faglie continentali e oceaniche ha provocato eruzioni gigantesche. 252 milioni di anni fa ci fu l’estinzione più grande di tutte, con eruzioni che durarono 600’000 anni. Gli oceani diventarono acidi a causa della CO2 ed estremamente caldi, mettendo fine a gran parte della vita sulla terra.

Carbonio sepolto da milioni di anni

Oggi l’uomo sta facendo più o meno la stessa cosa, riportando in superficie grandi quantità di carbonio fossile, sepolto da milioni di anni. Esso deriva dai resti organici degli esseri viventi del passato, trasformati in petrolio, carbone e gas naturale. Come una specie di macchina del tempo, stiamo riportando alla luce materiale che dovrebbe essere sepolto ed “archiviato” per sempre. Così facendo stiamo stravolgendo il naturale ciclo del carbonio, immettendo dosi di CO2 spropositate rispetto all’equilibrio ecologico atto ad ospitare la vita. Il problema nasce quando bruciamo i combustibili fossili per produrre energia. Nonostante immettiamo pochi gas direttamente inquinanti, purtroppo la CO2, insieme ad altri gas, provoca indirettamente il surriscaldamento globale e l’acidificazione deglio oceani e delle piogge.

Questo cambiamento è molto più repentino che in passato. Si stima che di questo passo, entro il 2100, i danni dei combustibili fossili saranno già sufficienti a provocare l’estinzione di gran parte della vita sulla terra. Questo tempo in termini geologici è un battito di ciglia, ma per l’uomo è un tempo abbastanza lungo per agire e cambiare le cose.

I danni alla salute

Circa 4,5 milioni di morti premature e 2.900 miliardi di dollari, equivalenti al 3,3 per cento del Pil mondiale, ovvero 8 miliardi di dollari al giorno. È il costo che il Pianeta sostiene a causa dell’inquinamento atmosferico derivante dalla combustione di combustibili fossili, secondo le stime del rapporto redatto da Greenpeace. Una situazione critica anche per l’Italia, dove si stima che il costo sia ogni anno di circa 56mila morti premature e 61 miliardi di dollari. Ma l’esposizione a Pm 2.5 è anche associata a casi di ictus, e a 600mila morti ogni anno per infarto. Nel mondo, si stima che circa 40mila bambini al di sotto dei 5 anni muoiano a causa dell’esposizione a Pm 2.5 legata a questo tipo di processo.

2 commenti su “I danni dei combustibili fossili”

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