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Cosa c’è di sbagliato nel fatto che Apple ha raggiunto i 3 mila miliardi di valore?

DiPaolo Castellani

Dic 12, 2021

Cosa c’è di sbagliato nel fatto che Apple ha raggiunto i 3 mila miliardi di valore? Dopo decenni di crescita irrefrenata, Apple è sul punto di raggiungere i 3.000$ miliardi di dollari di valore. Si tratta di una cifra unica nel suo genere, mai toccata da nessun’altra azienda e che supera, con margine, per fare un paragone, il valore dell’intero mercato azionario tedesco.

Nel passare in rassegna i dati finanziari della società difficilmente si riesce a non rimanere sbigottiti, il culmine della processualità diveniente capitalistica ha trovato nel sincretismo Appleiano la sua massima espressione reale. Non c’è società che per portata economica e sociale possa dire di avere anche soltanto avvicinato il Leviatano di Cupertino. Si tratta di un dominio incontrastato, a mio parere disarmante, o meglio, doloroso, che merita di essere analizzato.

In cosa risiede il successo della Apple?

Si potrebbe pensare che i prodotti della Apple costituiscano la massima espressione tecnologica raggiunta dall’uomo, ma non è affatto così. Si potrebbe pensare, piuttosto, che i prodotti della Apple costituiscano la più resiliente forma tecnologica concepita dall’uomo ma non è così. Non sono nè i più efficienti nè i più duraturi. Eppure vanno a ruba.

Tutti si ricorderanno della follia che ha accompagnato il lancio dei primi Iphone. Orde di barbari, presunti esperti tecnologici, che si assembravano davanti ai negozi di elettronica di tutto il mondo per arrivare al moderno Sacro Graal della beatificazione sociale. E’ infatti questo il principale merito che va riconosciuto ai prodotti dell’azienda Californiana, quello di costituire splendidi passe-partout sociali. La mistificazione della “mela mangiata”, al pari di una volgare deificazione, è l’espressione più alta del marketing anomico del XXI secolo.

Tutto ciò apre ad una riflessione sulla società contemporanea.

Che fare di una società che preferisce l’impressione alla sostanza. Che fare di una società che per non pensare si omologa al pensiero unico classista e si subordina alla finta rivoluzione sociale dell’etica inclusiva occidentale degli slogan. “Do the right thing” dice il motto di Google, che è poi la sintesi del pensiero interclassista moderno, fai la cosa giusta, quello che fanno tutti, perchè se lo fanno tutti è giusto, logicamente. “Think different” dice lo slogan Appleiano, che quandanche rivolto alle masse diventa: pensate diversamente, però fatelo tutti all’unisono, così la diversità diventa la nuova redditizia normalità. In barba all’etica e alla moralità.

Diceva Pier Paolo Pasolini “gli uomini sono conformistici e tutti uguali uno all’altro secondo un codice interclassista” che nasconde le differenze di classe, proprio mentre si adopera con successo per renderle sempre più accentuate. Ecco la spiegazione dell’Apple-mania. Gli individui, anziché opporsi al monopolio dominante delle multinazionali tecnologiche sul fondamento di una coscienza di classe condivisa, cercano di emularlo, nella convinzione di poter ascendere all’elite sociale: la società è perciò ridefinita come regno del competitivismo assoluto, in cui tutti si è egualmente consumatori e imprenditori di se stessi.

Il precario e il top manager portano in tasca lo stesso iPhone

Il fatto che, nella società totalmente amministrata, il precario che con autocompiacimento sul proprio curriculum si autodefinisce “imprenditore di sé” e il top manager multimilionario portino in tasca con sé il medesimo smartphone di ultima generazione o ascoltino le stesse musiche cosmopolitiche – o, ancora, vestano con le medesime marche (autentiche, nel caso del top manager, e magari contraffatte, nel caso del lavoratore intermittente)- non è certo indice della fine della divisione classista della società: semplicemente indica che proprio mentre tale divisione prospera, tramonta la coscienza del polo dominato, che chiede di essere integrato nel sistema blindato dello sfruttamento planetario, di cui già si illude di fare parte a pieno titolo. La società diventa, allora, un gregge amorfo e omologato, policromo e sempre più alienato: tutti con l’iPhone in mano, tutti adepti della religione del consumismo.

Cosa c’è di davvero sbagliato nel fatto che Apple ha raggiunto i 3.000 miliardi di valore?

Cosa c’è allora davvero di sbagliato nella crescita iperbolica della società statunitense? Del contesto sociale si è parlato sopra, occorre ora parlare del contesto economico. Cosa provoca al mercato il monopolio oligarchico della big tech a stelle e strisce? Innanzitutto snatura l’essenza stessa del capitalismo, concorrenziale, aperto e dinamico per definizione. In più, isola la società dalla salvaguardia statale di keynesiana memoria, giacchè nessuno Stato è intervenuto e potrà ora intervenire per salvare Apple da eventuali contraccolpi finanziari dato che la sua dimensione economica è troppo per qualsiasi politica monetaria. (Basti pensare che il suo valore supera il Pil di qualsiasi Stato Africano).

Per paradossale che possa apparire, infine, l’estremizzata solidità di Apple destabilizza e rende più debole l’intero comparto tecnologico, esponendolo di fatto alla vorace speculazione finanziaria. Quando si cade, l’unica cosa che distingue un’infortunio lieve da uno mortale, è l’altezza della caduta.

Ogni minimo movimento percentuale di prezzo nelle quotazioni dell’azienda di Cupertino smuove decine di miliardi di euro. Decine di miliardi di euro di persone normali, fidatesi dell’estrema solidità del Leviatano cosmo-tecnologico. Nel 2007 girava lo slogan “Too Big Too Fail” riferendosi ai grandi istituiti finanziari statunitensi poi messi in ginocchio dalla crisi dei mutui subprime del 2008. Ecco, oggi si usa lo stesso appellativo per definire la Apple e giustificarvi un’eventuale investimento. Eppure, come insegna la processualità razionale della storia niente è abbastanza grande da non fallire, anzi, la grandezza fa da discrimine fra un fallimento assorbibile dal mercato e uno catastrofico.

Che il futuro porti in dote crescita economica e solidità finanziaria. Altrimenti sarà peggio per tutti. Non solo per Apple.

Paolo Castellani

“Cosa c’è di sbagliato nel fatto che Apple ha raggiunto i 3 mila miliardi di valore?”

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