• Sab. Ott 1st, 2022
Image by Darko Stojanovic from Pixabay

La pandemia ha cambiato radicalmente il modo di fare ricerca della comunità scientifica, nell’ambito degli studi sul Covid-19 e le possibili terapie o vaccini. Molti laboratori hanno dovuto accelerare significativamente gli sforzi per analizzare i campioni provenienti dai moltissimi pazienti. In particolare bisognava capire (e ancora non siamo arrivati in fondo) come il sistema immunitario reagisse all’infezione del virus. Nei casi più gravi il Covid-19 provoca un’eccessiva risposta del sistema immunitario, causando coaguli e infiammazioni respiratorie.

Normalmente la ricerca accademica è molto lenta, e passa per una lunga serie di test e verifiche, spalmati in un arco temporale che in tempo di pandemia sarebbe stato inaccettabile. Per fortuna la comunità scientifica ha risposto bene, diminuendo notevolmente i tempi e unendo gli sforzi con i laboratori e le università di tutto il mondo. Invece di pubblicare articoli accademici su riviste con peer review, le cui code d’attesa sono lunghe mesi, molti ricercatori hanno condiviso le scoperte tramite server web pubblici dedicati allo scopo.

Verso il futuro con grandi speranze

Per nessun’altra emergenza sanitaria come per la pandemia da SARS-CoV-2 nella storia moderna della medicina c’era mai stata una mobilitazione così ampia della comunità scientifica. Mai come in questo momento la comunità scientifica si è sentita unita rafforzando il senso di appartenenza ad una casa comune.

È ormai diventato uno slogan ricorrente l’affermazione che quando saremo usciti da questa tragedia planetaria niente dovrà essere più come prima. Da questa dolorosa esperienza molti degli insegnamenti acquisiti durante la crisi potrebbero tradursi in utili ricadute nell’immediato futuro. Le crisi possono infatti in qualche modo costituire una finestra di opportunità.

Provo ad immaginarne soltanto alcune: il libero accesso alle pubblicazioni scientifiche, la facilitazione della ricerca clinica collaborativa, la crescita della formazione a distanza (FAD), l’implementazione della telemedicina.

Il libero accesso (open access) alle pubblicazioni scientifiche è da tempo oggetto di dibattito all’interno della comunità scientifica. L’auspicio comunque è quello che, come è avvenuto in occasione della pandemia COVID-19, in futuro possa essere garantito dalle principali riviste scientifiche un accesso gratuito ad articoli che possono avere un impatto significativo in termini di miglioramento della qualità delle cure.

Infine la possibilità di pensare a trial con disegni più versatili, veloci e attenti all’evoluzione degli studi in corso applicando ad esempio la metodologia adattativa. La necessità di raccogliere informazioni cliniche provenienti da ampie casistiche di pazienti a livello internazionale richiama l’importanza della raccolta sistematica dei dati in ampi registri collaborativi. Per esempio quelli della EuroHeart Initiative.

È infine auspicabile che in un non lontano futuro l’intelligenza artificiale, le cui applicazioni già vengono utilizzate per la diagnosi ed il monitoraggio dell’infezione COVID-19, possa accrescere il suo ruolo per aiutarci a migliorare i nostri sforzi.

Bibliografia:

Giornale italiano di cardiologia, SARS-CoV-2 e la comunità scientifica.

Le Scienze, n. 631, Un impatto della pandemia sulla comunità scientifica

Per approfondire:

7 fake news sul Covid-19

La corsa al vaccino

I germi dimenticati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *