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Come possiamo sbarazzarci, riciclandoli, degli aerei in dismissione?

DiPaolo Castellani

Ago 22, 2021

Come possiamo sbarazzarci, riciclandoli, degli aerei in dismissione? Grazie alla pandemia e al successivo crollo dei viaggi in aereo, circa un quarto degli aeroplani passeggeri del mondo è inattivo, parcheggiato negli aeroporti o nei depositi in attesa che i rispettivi proprietari decidano cosa farne.

Alcuni di quegli aerei non voleranno mai più.

“I proprietari non vogliono pagare le tasse di parcheggio e le spese di deposito”. Afferma James Cobbold, direttore di Willis Lease, una società globale operante nel settore del leasing aereo.

“Hanno bisogno che siano operativi, o fuori dai loro libri contabili, il che potrebbe significare vendere a un commerciante di componenti per lo smontaggio”.

Un quarto di tutti gli aerei in circolazione è fermo

Rob Morris, responsabile globale della consulenza presso Ascend by Cirium, una società di aviazione e analisi dei dati, afferma che a luglio c’erano 5.467 aerei passeggeri commerciali in deposito, equivalenti a un quarto dell’inventario globale.

Nonostante la percentuale di aerei “fermi” sia scesa fino al 35% del totale degli aeromobili in circolazione alla fine di febbraio 2021 dal 64% fatto segnare all’inizio della pandemia; c’è ancora un numero significativo di aerei inattivi negli hangar e sulle piste di atterraggio di tutto il mondo.

Le loro condizioni possono variare notevolmente, da aeroplani completi a completamente spogliati, con le loro parti sparse sull’asfalto. Uno dei più famosi cimiteri per aerei è l’aeroporto di Cotswold, vicino a Cirencester nel Gloucestershire e sede di Air Salvage International, un’azienda specializzata nello smontaggio di aeromobili.

Come possono essere riciclati gli aerei?

Bradley Gregory, amministratore delegato di Skyline Aero, un fornitore di componenti per aeromobili e parte del gruppo di Air Salvage International, spiega che gli aerei una volta che entrano nei loro magazzini possono andare incontro ad una triplice varietà di soluzioni.

Lo scenario meno drastico è che vengano mantenuti in condizioni di aeronavigabilità, con l’effettuazione dei soli controlli necessari per riportarli in volo.

Il secondo scenario prevede che gli aerei vadano in stoccaggio a lungo termine, dove i motori vengono rimossi e vengono “accantonati” in un hangar libero nel mondo.

Lo scenario finale è lo smontaggio o la “rottamazione”: durante la quale gli aereomobili vengono portato in una struttura per essere smontati con i motori e altre parti estratte per essere utilizzate in altri aeromobili o riciclate.

Stoccaggio senza freni

“Circa il 75%-80% degli aerei in arrivo negli ultimi 12 mesi sono stati destinati allo stoccaggio, senza alcun piano imminente per il proprietario delle risorse”, spiega Gregory.

Al momento ha in deposito 29 velivoli: 14 in attesa di smontaggio, e sei attualmente in fase di smontaggio e in attesa di essere smaltiti.

A livello globale, nel 2020, 449 velivoli sono stati inviati per lo smontaggio, meno dei 508 del 2019 secondo Cirium.

Mentre l’industria si sforza di diventare più sostenibile e rispettosa dell’ambiente di fronte alla crescente preoccupazione per il riscaldamento globale; quasi mai si parla della vita “dopo-la-dismissione” dei giganti dei cieli di tutto il globo. Ben più dispendiosa di quella di un’automobile, sia in termini economici che di inquinamento.

Un riciclo consistente

“Ci sono molte parti che possono essere riutilizzate, a seconda del tipo e del modello dell’aereo”, afferma Gregory.

“Il numero di parti rimosse varia da circa 200 per un modello più vecchio con componenti meno desiderabili, fino a 1.200 componenti sui modelli più recenti, a volte anche di più”.

Oltre ai motori, altri componenti utili includono il carrello di atterraggio, i freni, gli strumenti di volo nella cabina di pilotaggio e persino le ruote.

“Centinaia di componenti di un aeromobile possono essere sottoposti a una visita in officina e, se possono essere ricertificati e non sono danneggiati irreparabilmente, possono tornare su un altro aeromobile”, afferma.

Sebbene la quantità e la gamma di parti che possono essere riciclate o riutilizzate negli aerei sia elevata, non si è raggiunto un totale livello di reciclo.

Il dilemma (drammatico) della fibra di carbonio

“L’unica cosa che non può essere fisicamente riciclata al momento è l’interno della cabina perché è fatto di plastica mista”, spiega Cobbold.

“Quindi, se dobbiamo rottamare una fusoliera o parti di essa, allora l’interno della cabina è l’unico materiale che andrebbe in discarica”.

Mike Corne di eCube Solutions, un’altra azienda che lavora su velivoli fuori uso, afferma che il riciclaggio dei jet diventerà probabilmente più impegnativo poiché i nuovi aeromobili utilizzano materiali compositi, che sono difficili da elaborare.

“Attualmente non esiste un modo conveniente per riciclare la fibra di carbonio”, spiega.

Dice che si stanno investendo molti soldi nella ricerca di modi per riciclare tali materiali e forse, in futuro, la fibra di carbonio verrà riutilizzata.

Morris di Cirium prevede che il numero di jet commerciali stoccati aumenterà da 5.467 a luglio a 6.120 entro la fine dell’anno.

Dubbi e incognite pandemiche

Le compagnie aeree stanno ancora aspettando di vedere come evolverà la situazione pandemica e dunque la domanda per viaggi aerei.

“Sta cominciando a esserci un aumento della domanda, ma di certo non è cresciuta così come molti avrebbero sperato”, spiega.

Se più aeroplani saranno destinati allo smontaggio, l’industria del riciclaggio sarà pronta.

“Al momento possiamo riciclare tra il 92-99% di un aeromobile, attraverso processi di riciclaggio naturali o grazie all’economia circolare“, afferma Cobbold.

“Non credo che le persone al di fuori del mondo dell’aviazione o dell’industria sappiano quanto sia alto e quanto sia creativo il settore del fine vita degli aeromobili”.

Paolo Castellani

“Come possiamo sbarazzarci, riciclandoli, degli aerei in dismissione?”

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