• Sab. Ott 1st, 2022
biogas impianto

Nonostante i suoi pregi, i problemi del biogas sono molteplici, a partire dal reperimento di materie prime, fino alla distribuzione finale. Recentemente in Italia ci sono stati anche casi di truffa sul biogas, come all’impianto di Borgogiglione, in Umbria.

Il processo produttivo

Il biogas si forma spontaneamente dalla fermentazione di materia organica. Le discariche di rifiuti urbani possono diventarne grandi produttori, visto che normalmente il 30–40% del rifiuto è appunto materiale organico. Altre fonti principali sono l’industria agricola o zootecnica. Tale gas, per essere utilizzabile ed ottenere un valore economico, prima deve essere captato ed accumulato in apposite strutture, evitandone la dispersione nell’ambiente. Sono state sviluppate tecnologie ed impianti specifici che, tramite l’utilizzo di batteri in appositi “fermentatori” chiusi, sono in grado di estrarre grandi quantità di biogas dai rifiuti organici urbani. Altre materie prime possono essere il letame prodotto dagli allevamenti intensivi, o anche i fanghi degli impianti di depurazione.

I problemi del biogas

Il biogas è formato prevalentemente da metano, pertanto con un processo di depurazione e separazione di altri componenti, può essere usato per autotrazione e riscaldamento. Il biogas ha trovato buon successo in Paesi dell’Europa centrale e settentrionale quali Svizzera, Germania, Svezia… e in via sperimentale anche in Italia. Esso perciò costituisce una delle tante promesse nel campo della mobilità sostenibile.

Esistono varie tipologie di impianti per la produzione di biogas, le più comuni trattano rifiuti e scarti dell’agricoltura. Spesso però si usano terreni appositamente coltivati a fini energetici. Primo fra tutti, quindi, per questo tipo di centrali, c’è il problema della materia prima.

Infatti, per alimentare una centrale da 1 MegaWatt usando solamente prodotti appositamente coltivati, occorrono circa 300 ettari di terreno a disposizione. Pertanto, se ciò venisse effettuato su grande scala per molte migliaia di ettari, si sottrarrebbe terreno alla produzione alimentare, umana o animale. Questo pone il problema della conversione di territorio agricolo a fine alimentare in territorio agricolo a fine energetico.

Oltre alla sottrazione di terreni agricoli, bisogna considerare il loro sfruttamento (e inquinamento) eccessivo. Poichè nei terreni coltivati a fini energetici non ci sono le restrizioni legate al settore alimentare, essi vengono irrorati con dosi massicce di fertilizzanti e pesticidi. Così facendo si inquina il terreno stesso e le falde acquifere sottostanti.

Le recenti truffe

Il mondo delle energie rinnovabili è stato nuovamente colpito da una truffa, che stavolta vede protagonista proprio il biogas. A Borgogiglione, in Umbria, dove sorgono impianti per la produzione di biogas, due società (GESENU e TSA) sono indagate per gestione illecita di rifiuti.

Oltre agli illeciti commessi, ci sono alcuni fatti da considerare. Queste società private che ricevono incentivi statali per produrre biogas con rifiuti urbani non contribuiscono a mantenere un’economia circolare sana. Si specula su un prodotto che potrebbe essere invece portato in impianti di compostaggio per produrre bio-fertilizzanti, a sostegno dell’agricoltura locale. Pur evitando che un gas serra come il metano (molto più dannoso della Co2) si disperda nell’atmosfera, si creano danni da altre parti.

La stessa GESENU era stata al centro dello scandalo rifiuti in Umbria, che ha portato all’arresto dell’ex-vertice Giuseppe Sassaroli.

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